BONSAI DEI SOCI

Le schede delle piante sono dei soci Francesco Pizzolato,  Emanuela Pittarello  e  Nadia Lago (seguiranno quelle degli altri soci).

STORIA DI UN BONSAI DI OLMO - ULMUS MINOR (Olmo Campestre)

di Francesco Pizzolato

Il mio interesse per il mondo del Bonsai comincia nel lontano 1990.

Da un boschetto in campagna ho raccolto una pianta di olmo con l’idea di farne un bonsai.

L’ho messo a dimora in un vaso capiente per farlo attecchire con la speranza di costruire qualcosa di interessante:

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A inizio primavera del 1993 , visto il vigore della pianta, ho deciso di fare un bonsai nello stile a scopa rovesciata.

Il motivo di questa scelta è il fatto che l’olmo è un’essenza che tagliando il tronco (capitozzatura) vegeta oltre che dal pezzo di tronco rimasto, anche dallo spessore della corteccia.

L’ho tagliato a una altezza adeguata al mio progetto e sono rimasto in fiduciosa attesa:

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Nel mese di Aprile l’albero cominciò a vegetare generosamente e per quell’anno lo lasciai crescere liberamente dopo aver selezionato i rami adatti al progetto.

L’ho concimato e annaffiato regolarmente:

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Negli anni successivi ho fatto le dovute potature per la costruzione della chioma:

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Visto il buon risultato, ho deciso di fare la margotta al piede per migliorare il Nebari. L’esito di questo intervento è evidente nella foto:

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Così anno dopo anno, con il metodo lascia crescere e poi taglia, ha raggiunto un buon livello di maturità:

Autunno 2005 bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image8

Primavera 2006bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image9

Primavera 2007bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image10

Primavera 2008bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image9

Autunno 2008bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image11

Marzo 2010bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image13

In occasione del Congresso Europeo della NIPPON BONSAI SAKKA KYOOKAI EUROPE tenutasi a Padova nel Novembre 2010 questo albero è stato esposto al pubblico per la prima volta ricevendo commenti positivi. Da allora è migliorato parecchio sia nell’aspetto estetico che nella maturità.

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Autunno 2011bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image14

Primavera 2012bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image15

Crespi Cup 2012 bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image17

Sakka Ten 2013bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image16

Padova 2014 bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image19

Copertina della rivista Svizzera “Bonsai Kunst” (2014)bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image20

Roma 2014bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image21

Sacile 2015bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image23

Roma 2016bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image22

Roma 2016bonsai-di-olmo-francesco-copia_page15_image24

TECNICA DI COLTIVAZIONE: Il terriccio che uso è un miscuglio di pomice e akadama in parti uguali, di granulometria 4 mm.

Ha bisogno di normali annaffiature.

In primavera lo concimo un paio di volte con concime organico a lenta cessione. In estate sospendo la concimazione, mentre in autunno riprendo con prodotti a base di fosforo e potassio per favorire la lignificazione e preparare l’albero per l’inverno.

A fine Aprile procedo con una sola potatura primaverile.

Per prevenire gli attacchi dei parassiti, a fine Maggio, eseguo dei trattamenti preventivi contro il ragnetto rosso e acari in genere.

L’olmo è un albero molto rustico e sopporta benissimo la coltivazione in vaso.

Da qualche anno i primi giorni di Luglio faccio una defogliazione parziale (tolgo le foglie esterne più grandi per permettere alla luce di penetrare all’interno e stimolare così le gemme latenti all’interno della chioma).

In questo modo in inverno posso potare i rametti più grossi e avere una ramificazione più fitta e sottile.

L’olmo allunga molto le radici per cui al massimo ogni due anni bisogna rinvasare accorciando drasticamente le radici più lunghe.

In estate ombreggio al 50% ed in inverno lo riparo in serra fredda.

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SCHEDA botanica bonsai di OLIVASTRO

di

Emanuela Pittarello

Scheda Botanica.

Pianta spontanea arborea, “OLEA EUROPAEA OLEASTER” selvatica, si differenzia dalla sottospecie OLEA EUROPAEA SATIVA (domestica), per la chioma molto più raccolta, rami spinescenti, foglie strette corte, frutto piccolo, cresce nei luoghi rupestri, nella macchia mediterranea, usato solo per innesto.

L’ olivo è una pianta centrale nella storia delle civiltà che si affacciano sul bacino del mediterraneo e di tutto l’ occidente. Molto longeva sempreverde resistente alla siccità, sensibile alle basse temperature, essendo eliofila ama il sole.

Storia del bonsai.

Io, come spazio verde ho un terrazzo sul tetto, esposto a sud, quindi molto soleggiato ed un’ acqua molto dura, e questa essenza era perfetta per queste condizioni.

Ho acquistato il prebonsai nel 2002 (foto 1) ed era un tronchetto capitozzato.

L’ ho lasciato crescere in pieno sole controllando la ramificazione con tiranti e filo, facendo attenzione che il filo non segni, perché la crescita è abbastanza rapida, accorciando d’ estate i nuovi ramoscelli e pinzando le foglie più grandi per stimolare la crescita di foglie più piccole ed eliminando i getti basali dal piede.

Annaffiature, quando la terra è asciutta, d’ estate anche due volte al giorno, quando sono in ferie va benissimo anche l’ impianto di irrigazione essendo il terreno molto drenante, d’ inverno due volte a settimana dipende dalle temperature.

Nel periodo più caldo metto un ombreggiante e d’ inverno se va sotto zero lo proteggo dentro un davanzale sempre esterno sotto un terrazzo.

Dopo diversi anni in vaso di coltivazione l’ ho rinvasato in un vaso bonsai color crema (foto 2), ho usato tutta akkadama e concimo con parsimonia.

Per me è stata una pianta molto gratificante ed ideale per la mia tipologia di ambiente, forte, resistente ai parassiti, crescita veloce facile da coltivare; di grande soddisfazione.

Adesso è in un vaso azzurro che mi piace molto (foto 3).

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SCHEDA botanica bonsai di KAKI

di

Nadia Lago

Scheda botanica del Kaki:  nome scientifico Diospyros kaki: è una pianta originaria della Cina poi diffusa in Corea, Giappone ed altri Paesi, introdotta in Italia alla fine del 1800. L'albero è di notevoli dimensioni e longevo; non è molto resistente al freddo, arriva a sopportare i -15°C, inoltre non sopporta le gelate tardive. La specie può essere ritenuta monoica in alcuni casi, dioica in altri e poligamo dioica in altri ancora, in quanto le diverse cultivar possono portare fiori femminili (pistilliferi), maschili (staminiferi) e completi (ermafroditi).

Il kaki fruttifica sui rami dell’anno e il suo frutto è una bacca.

Storia del bonsai
Ho scelto questa essenza perché da piccola, nell’orto di mio papà c’era un kaki che mi piaceva molto per la sua ramificazione e per i bei frutti arancioni in autunno.
Per farne un bonsai ho scelto la varietà selvatica e ho acquistato 3 piantine del diametro di una matita in un vivaio di alberi da frutto, me le hanno vendute come porta-innesto e non ne conosco la varietà.
Le ho piantate in piena terra nel 1992 per far ingrossare il tronco e ho cercato di potare anche i rami per non avere poi delle grosse cicatrici, ma non è facile controllare la crescita di una pianta in piena terra perché il vigore è davvero tanto. Le ho lasciate in terra per 10 anni circa e poi ho tentato di metterle in vaso.
Per compiere questo passaggio ho impiegato 2 anni, perché le radici si erano molto sviluppate, così ho preferito tagliare le più superficiali e coprirle con terriccio e pomice. Le piante non ne hanno risentito perché le radici profonde continuavano a lavorare, ma il vantaggio è stato che in quell’anno le grosse radici superficiali hanno emesso radici sottili nel terriccio “buono” con cui le avevo coperte e che tenevo regolarmente annaffiato.
L’anno successivo ho tagliato le radici profonde (è stato un vero lavoraccio e ho dovuto farmi aiutare da mio papà) e ho messo una pianta in una cassettina di plastica (di quelle della frutta) e le altre due in grossi vasi di plastica ( diametro circa 50 cm) tagliati per renderli meno profondi. Come terriccio ho usato pomice (circa 60%) e terriccio universale.
Le piante hanno reagito tutte bene e vegetato abbastanza vigorosamente. Durante questo primo anno le ho lasciate crescere senza potare nulla.
Quella che vedete qui è quella che mi piaceva di più per l’idea del kaki che avevo da bambina, per cui è stata quella che ho lavorato per prima, il tronco presenta grosse cicatrici e una parte di corteccia morta, dovute al taglio di alcuni grossi rami che si erano sviluppati durante la coltivazione in piena terra.
Nel 2005l’ho rinvasata nel primo vaso bonsai.

Tecnica di coltivazione

E’ una pianta vigorosa, che risponde bene alle potature purchè non siano troppo aggressive e accetta anche una parziale defogliazione; in genere la pratico un paio di volte durante l’estate, elimino le foglie più grandi a fine giugno per migliorare la ramificazione e poi di nuovo prima di andare in ferie per contenere l’evaporazione.
Se si interviene correttamente e con costanza il kaki è in grado di sviluppare una discreta ramificazione, sono riuscita ad arrivare al quarto ordine di rami. E’ importante ricordare che i frutti sono portati sui rami dell’anno.
Io la coltivo in pieno sole, sia in estate ( la ombreggio con una rete ombreggiante da fine giugno fino a metà agosto circa), sia in inverno, però se il termometro resta sotto lo zero per più di 2-3 giorni la porto in garage (perché non ho una serra fredda) per 1-2 giorni per far sgelare il terreno e per annaffiarla se necessario.
Durante l’estate ha bisogno di molta acqua perché le foglie sono numerose e relativamente grandi e quindi traspirano molto.
La concimo regolarmente e abbondantemente da metà marzo (aspetto che le foglie siano aperte) fino all’inizio di ottobre.
Non ho mai avuto problemi né per la fioritura (piccoli fiori insignificanti), né per la fruttificazione, però i frutti non rimangono molto a lungo sulla pianta e cadono già verso la fine di ottobre.
La rinvaso in media ogni 3 anni perché le radici crescono anch’esse vigorosamente; dopo il rinvaso sono sufficienti le normali cure.
Finalmente anche la corteccia è maturata e comincia ad essere vecchia.
2012 b dopo la potatura (FILEminimizer)2012 a prima della potatura (FILEminimizer) frutti (FILEminimizer)fiori (FILEminimizer)2015 2- rinvaso 2015 (FILEminimizer)2015 1- rinvaso 2015 (FILEminimizer)2012 rinvaso (FILEminimizer)28-10-2008 a (FILEminimizer)2012 c nuove gemme dopo la potatura (FILEminimizer)

GALLERIA DAL  "VECCHIO" SITO:

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1672775

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1674476

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1674455

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1828203

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1829488

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1829643

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https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1831821

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1832137

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1832164

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1832182

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1832237

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1832245

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1832255

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1832352

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1832332

https://www.zonerama.com/PIANTESOCI1/Album/1832307

Pubblicato da Associazione Euganea del Bonsai Padova su Mercoledì 2 novembre 2016